venerdì 10 marzo 2023

Storie di preadolescenti, cellulari e social media

Quando i nostri ragazzi e ragazze sbagliano e diventano i figli di tutti...

Succede che in paese venga organizzato un incontro con Digital Sherpa sulla Web Reputation. “Pensa… poi posta” è il titolo che si legge sull’invito rivolto a tutta la cittadinanza. E’ venerdì sera alle 18 (febbraio 2023) e il pubblico è molto eterogeneo. Alcuni ragazzi e ragazze in prima fila che frequentano le scuole medie, alcuni adolescenti che frequentano le scuole superiori, diversi adulti tra i quali professionisti, pensionati e tanti genitori interessati all’argomento.

I ragazzi in prima fila ascoltano con attenzione all’inizio ma poi si distraggono un po’: è sera e hanno già affrontato una giornata piena tra scuola e sport e in più li aspetta, dopo questo incontro, una cena tra amici e un altro appuntamento in oratorio. Si parla di Web Reputation nel loro mondo di nativi digitali che spesso non riescono a distinguere la realtà dei social media dalla realtà vera. 

Ma si parla anche di Web Reputation nel mondo degli adulti, nel mondo del lavoro e per quanto concerne i grandi brand che utilizzano web e social per comunicare e fare marketing. E questa parte forse li annoia un po’ e li porta ad allontanarsi per un attimo dall’argomento e pensare ad altro. Si torna poi a parlare della responsabilità nell’utilizzo dei social, di come anche un like sotto un commento offensivo possa avere implicazioni giuridiche e legali. 

Si parla di quanto sia importante pensare con attenzione ai contenuti che si postano sui social, dandoli letteralmente in pasto al mondo, per evitare di dare un’immagine di sé e degli altri fuorviante, negativa o semplicemente diversa da come si è nella realtà di tutti i giorni.

Tanti interventi dei presenti e tante domande a Digital Sherpa per concludere questo interessante incontro che lascia a tutti tanta voglia di approfondire e il pensiero fisso che dovremmo parlarne di più ai nostri giovani, a partire dalle scuole medie, anche all’interno delle classi che frequentano tutti i giorni. 

Molti di loro hanno in mano tutti i giorni strumenti potentissimi come cellulari e tablet, armi che abbiamo messo noi nelle loro mani, e sarebbe nostro dovere insegnare loro come usarli consapevolmente, spiegando loro i rischi ai quali potrebbero esporre se stessi e i propri amici.

Succede poi, pochi minuti dopo aver concluso questo incontro, che uno dei ragazzi si ritrovi in mezzo a tantissimi amici dopo aver cenato insieme. Sono in una grandissima sala piena di chiacchiere e rumori.

 Ci sono anche tanti adulti e ragazzi più grandi e a breve inizierà l’incontro programmato che porterà il silenzio e che spazzerà via i cellulari che invece, in questa fase post cena, sono accesi tra le mani di molti di loro.

Succede che questo ragazzo filmi con il suo cellulare i suoi amici: una carrellata di volti felici e sorridenti e domande divertenti tipo “Mi racconti la tua daily routine?”. Gli intervistati rispondono, scherzano, ridono.

Succede che due di questi ragazzi dicano delle cose inappropriate per il contesto. Nulla rivolto ad altri coetanei, nessuna provocazione o atto che ricordi lontanamente il bullismo. Frasi che probabilmente abbiamo detto anche noi alla loro età, con la differenza che negli anni 90 non c’era nessuno che potesse immortalare il momento su un cellulare. 

Succede che questo ragazzo, con ingenuità e senza aver percepito il pericolo, condivida questo filmato sul suo stato WhatsApp con l’obiettivo di far vedere quanto siano divertenti i suoi amici e questi momenti insieme. Fine della serata. 

Breve flash back: “I contenuti postati sul web attraverso i social, gruppi WhatsApp compresi, sono e rimarranno indelebili!” ci aveva detto poco prima Digital Sherpa. Una foto o un filmato divulgato attraverso un social media rimarrà per sempre in circolo, visualizzato, ripostato, condiviso e salvato su altri dispositivi senza possibilità di eliminarlo o bloccarlo. Succede che imparerò il giorno dopo che invece un contenuto condiviso attraverso il proprio stato di WhatsApp non possa essere ripostato, salvato o ricondiviso ma possa essere solo visualizzato; imparerò che in questo singolo caso tale contenuto possa essere quindi eliminato dal proprio stato senza che ne rimanga traccia.

Succede che la mattina dopo una mamma chiami un'altra mamma per avvisarla che suo figlio ha messo sul suo stato WhatsApp questo filmato dove si possono sentire queste due frasi sbagliate pronunciate da due amici. 30 visualizzazioni, solo 30. Cancellare subito dallo stato. Fatto! Paura, disagio, panico. Il ragazzo capisce subito che ha sbagliato, che ha messo in cattiva luce se stesso e i suoi amici. Preso dall’ansia mentre piange e subisce la ramanzina dei genitori, arrabbiati ma consapevoli che nessuno si è fatto male e che la situazione può essere gestita e tenuta sotto controllo, elimina il filmato anche dal suo cellulare. 

Da quel momento nessuno potrà più rivederlo. 30 visualizzazioni che forse sono diventate 32 dopo che i due genitori lo hanno guardato alla ricerca spasmodica di quei due singoli momenti in cui quel filmato si trasforma in qualcosa che non voleva essere, in qualcosa che nessuno voleva diventasse.

Succede che le due mamme si interroghino se sia o meno il caso di avvisare i genitori dei due ragazzi che pronunciano queste due frasi infelici. Succede che convengano che non è il caso e che si troverà il modo di responsabilizzare il ragazzo che ha girato e messo sul proprio stato il video e, attraverso di lui, i due amici che in un momento di relax e divertimento si lasciano sfuggire qualche parola di troppo.

E’ una piccola bolla in cui la leggerezza commessa da questi ragazzi è lì che si muove tra la consapevolezza che “in fondo non è mica morto nessuno” e il “non bisogna sottovalutare questi episodi perché domani potrebbe succedere qualcosa di più grave”.

Succede che questa piccola bolla diventi in poco tempo una bolla più grossa dove la leggerezza diventa errore, dove la comprensione dell’accaduto diventa giudizio. E succede così che il danno che non ha fatto il filmato, visualizzato da poche persone, lo facciano le parole e i racconti di quei pochissimi tra i pochi che il filmato lo hanno visto con attenzione. 

Le frasi sbagliate vengono ripetute, i ragazzi individuati e nominati dagli adulti e, di conseguenza, anche dagli altri ragazzi. Pochi giorni di chiacchiere e analisi maldestre dell’accaduto e la bolla si sgonfierà; tutto tornerà alla normalità e succederanno altre cose belle che spazzeranno via il pensiero di quel filmato e di quella leggerezza commessa dai nostri ragazzi in un momento di svago.

Succede però che ci si domandi cosa abbiamo imparato da questo episodio noi adulti e cosa hanno imparato o impareranno i nostri ragazzi. Succede che abbiamo imparato che bisogna parlarne di questi episodi perché la leggerezza commessa da uno possa evitare che l’altro la commetta pochi giorni dopo; che bisogna parlarne nel modo giusto, senza additare nessuno e senza giudizio, senza creare un tam tam di voci che ingigantisca e peggiori le cose; che bisogna informare sin dalle scuole medie i nostri preadolescenti che utilizzano un cellulare ad usarlo consapevolmente e che dovrebbe esserci un Digital Sherpa in ogni scuola a fare formazione sull’argomento.

E poi mi sono fermata a pensare a quella vocina che fluttuava tra il “in fondo non è mica morto nessuno” e il “non bisogna sottovalutare questi episodi perché domani potrebbe succedere qualcosa di più grave”. Ho ipotizzato un contesto diverso, magari quello di una palestra dove un ragazzo filma i compagni che esultano dopo una vittoria. Senza rendersene conto il ragazzo filma un compagno di squadra che non si è accorto di cosa sta succedendo intorno a lui e si sta cambiando, magari dando le spalle ai compagni. 

Nel filmato si vede questo compagno che mostra una parte del suo corpo nuda che non mostrerebbe mai di proposito durante un video. Questo filmato viene postato sul gruppo WhatsApp della squadra e subito ripostato su altri gruppi.

Qualcuno trova divertente il dettaglio della nudità dell’inconsapevole ragazzo e lo posta su un social e poi su un altro. Il video è diventato indelebile e virale: in pochi click raggiunge un’intera scuola, un paese, una comunità. Il ragazzo è sulla bocca di tutti e le settimane successive saranno difficili per lui e avrà bisogno del sostegno di tutti, adulti e ragazzi, per uscire da questa situazione di imbarazzo e sovraesposizione. 

Ma forse avrà bisogno di aiuto anche il ragazzo che il video lo ha girato e poi inconsapevolmente condiviso, dando il via a questa catena che lo ha reso virale. E’ lui il colpevole del disagio e della sofferenza del compagno di squadra; è lui che deve chiedere scusa per l’errore commesso, prima ancora di tutti coloro che ridono guardando il video e contribuiscono alla sua ulteriore diffusione. Ed è qui che la mia riflessione ultima prende corpo.

Quando i nostri ragazzi e ragazze fanno qualcosa di bello che ci rende orgogliosi di loro, quando aiutano una persona in difficoltà, quando si impegnano a scuola o nel loro sport, quando ci aiutano nelle difficoltà di tutti i giorni o ci dimostrano di aver imparato qualcosa di nuovo e utile per il loro futuro… in quei momenti sono i NOSTRI figli o figlie.

Quando sbagliano, quando fanno qualcosa che non avrebbero dovuto fare, quando mettono in pericolo o in cattiva luce se stessi o i loro amici, quando agiscono con leggerezza senza pensare alle conseguenze… in quei momenti sono i figli o le figlie DI TUTTI.

Noi adulti abbiamo il compito delicato di fare rete unita intorno a loro in questi momenti, supportandoli e aiutandoli a superare un momento difficile, attutendo dove è possibile le conseguenze, consentendo loro di imparare dagli sbagli per evitare in futuro di commetterne di simili. Ne commetteranno altri di diversa natura dai quali impareranno altre cose ancora. E così via.

I nostri ragazzi e ragazze vanno supportati e compresi soprattutto nel momento in cui commettono un errore perché è proprio in quei momenti che diventano i figli di tutti noi. Se noi adulti per primi comprenderemo questo meccanismo sarà allora che potremo definirci davvero una comunità, che sia scolastica, sportiva o geografica.

Una comunità protegge i propri figli e li aiuta a reagire alle difficoltà e ad affrontare le conseguenze di un errore con la testa alta di chi ammette i propri sbagli e sa anche chiedere scusa.

Preadolescenti, cellulari e social media. Abbiamo una lunga, lunghissima, strada davanti da percorrere insieme.

Laura Zocchi (autrice  dell'articolo)






sabato 10 dicembre 2022

Blog e LinkedIn: accoppiata vincente.

 

I blog sono, insieme ai social network, strumenti fondamentali per promuovere se stessi attraverso articoli dedicati sia al racconto dei nuovi progetti e dei nuovi prodotti, sia ad argomenti rilevanti per il proprio settore, sia ancora come interazione e confronto.


Scrivere contenuti pertinenti e di rilievo è un modo ideale per aumentare la quantità di visite e il ranking (la posizione nella classifica dei motori di ricerca).

I contenuti condivisi con regolarità sui social network con il link agli articoli del blog convogliano su di esso i contatti della propria rete (followers)

Un blog aggiornato regolarmente può svolgere un ruolo fondamentale nel successo della strategia SEO.

Per questo progetto è stato chiesto di creare un blog personale e un profilo LinkedIn da utilizzare per condivide i contenuti pubblicati sul blog. LinkedIn consente di creare una rete e costruire un network professionale. 

Fondamentale riuscire a costruire una propria rete di contatti, ma anche allargarla progressivamente in modo da aumentare le interazioni.

Linkedin ha uno strumento specifico per monitorare la bontà del proprio profilo (Social Selling Index), attraverso quattro categorie principali su cui occorre lavorare:

  • ·         Creazione del brand personale (costruire la propria web reputation)
  • ·         Trovare le persone giuste (allargare la rete di contatti)
  • ·         Interagire con informazioni rilevanti (contenuti del blog personale)
  • ·         Costruire relazioni (interagire con la propria rete)

Un profilo LinkedIn è quanto di più vicino esiste ad un curriculum online e oggi i recruiter lo utilizzano per trovare più velocemente i profili richiesti dalle aziende, un buon profilo che descrive le proprie abilità evidenzia i benefici che riceverebbero le persone o le aziende collaborando con te.

Imparare a creare contenuti interessanti e saperli diffondere consente di acquisire competenze convergenti tra loro che potranno risultare utili nel mondo del lavoro, soprattutto nei primi di anni di lavoro (i più colpiti sono proprio i giovani tra i 15 e i 34 anni)

mercoledì 12 gennaio 2022

Metaverso

Il #metaverso sarà pieno di "#elfi"
 
Alcuni dicono che il metaverso non è altro che hype di marketing, mentre altri insistono sul fatto che trasformerà la società. Cado in quest'ultimo campo, ma non sto parlando di mondi di cartoni animati pieni di avatar come molti stanno lanciando.
 
Invece, credo che il vero metaverso – quello che cambierà la società – sarà uno strato di aumento del mondo reale, e entro 10 anni sarà il fondamento delle nostre vite, influenzando tutto, dallo shopping e dalla socializzazione agli affari e all'istruzione.
 
 
I fornitori di piattaforme saranno in grado di manipolare i consumatori in modi che faranno sembrare pittoreschi i social media. La maggior parte delle persone si preoccupa sulla raccolta dei dati e sulla privacy, ma trascurano quella che sarà la tecnologia più pericolosa nel metaverso: l'intelligenza artificiale.
 
In effetti, se chiedi alle persone di nominare le tecnologie di base del metaverso, di solito si concentreranno sugli occhiali e forse menzioneranno i motori grafici, il 5G o persino la blockchain. Ma questi sono solo i dadi e i bulloni del nostro futuro immersivo: la tecnologia che tirerà le fila del metaverso, creando (e manipolando) la nostra esperienza, è l'intelligenza artificiale.
 
L'intelligenza artificiale sarà altrettanto importante per il nostro futuro virtuale quanto le cuffie che attirano tutta l'attenzione. E la parte più pericolosa del metaverso saranno agenti artificiali guidati dall'agenda che sembrano e agiscono come gli altri utenti, ma in realtà sono personaggi simulati controllati dall'IA. Ci coinvolgeranno in una "manipolazione conversazionale", prendendoci di mira per conto di inserzionisti paganti senza che ci rendiamo conto che non sono reali.
 
Ciò è particolarmente pericoloso quando gli algoritmi di intelligenza artificiale hanno accesso ai dati sui nostri interessi e convinzioni personali, abitudini e temperamento, il tutto monitorando il nostro stato emotivo leggendo le nostre espressioni facciali e inflessioni vocali.
 
Se pensi che gli annunci mirati nei social media siano manipolativi, non è nulla in confronto agli agenti conversazionali che ci coinvolgeranno nel metaverso. Ci presenteranno più abilmente di qualsiasi venditore umano, e non sarà solo per venderci gadget - spingeranno la propaganda politica e la disinformazione mirata per conto del miglior offerente.
 
E poiché questi agenti di intelligenza artificiale sembreranno e suoneranno come chiunque altro nel metaverso, il nostro naturale scetticismo verso la pubblicità non ci proteggerà. Per questi motivi, dobbiamo regolare gli agenti conversazionali guidati dall'intelligenza artificiale, specialmente quando hanno accesso ai nostri effetti facciali e vocali, consentendo alle nostre emozioni di essere utilizzate contro di noi in tempo reale.
 
Se non regolamentiamo questo, gli annunci sotto forma di avatar basati sull'intelligenza artificiale percepiranno quando sei scettico e cambieranno tattica a metà frase, concentrandosi rapidamente sulle parole e le immagini che ti influenzano personalmente. Come ho scritto nel 2016,se un'IA può imparare a battere i migliori giocatori di scacchi e Go del mondo, imparare a influenzare i consumatori a comprare cose (e credere a cose) che non sono nel nostro interesse è un gioco da ragazzi.
 
Ma di tutte le tecnologie che si sono dirette verso di noi, è quello che io chiamo "elfo" che sarà la forma più potente e sottile di coercizione nel metaverso. Questi "facilitatori di vita elettronica" sono la naturale evoluzione di assistenti digitali come Siri e Alexa, ma non saranno voci disincarnate nel metaverso. Saranno personaggi antropomorfizzati personalizzati per ogni consumatore.
 
I fornitori di piattaforme commercializzeranno questi agenti AI come life coach virtuali e saranno persistenti per tutta la giornata mentre navighi nel metaverso. E poiché il metaverso alla fine sarà uno strato di potenziamento sul mondo reale, questi elfi digitali saranno con te ovunque, sia che tu stia facendo shopping o lavorando o semplicemente uscendo.
 
E proprio come gli agenti di marketing sopra descritti, questi elfi avranno accesso alle tue espressioni facciali e inflessioni vocali insieme a una cronologia dettagliata dei dati della tua vita, spingendoti verso azioni e attività, prodotti e servizi, persino opinioni politiche.
 
E no, non saranno come i rozzi chatbot di oggi, ma personaggi incarnati che arriverai a pensare come figure fidate nella tua vita - un mix tra un amico familiare, un consulente utile e un terapeuta premuroso. Eppure, il tuo elfo ti conoscerà in modi che nessun amico potrebbe mai fare, perché monitorerà tutti gli aspetti della tua vita fino alla pressione sanguigna e al tasso di respirazione (tramite il tuo fidato smartwatch).
 
Sì, questo suona inquietante, motivo per cui i fornitori di piattaforme li renderanno carini e non minacciosi, con caratteristiche e manierismi innocenti che sembrano più un personaggio magico nella tua "avventura di vita" che un assistente a misura d'uomo che ti segue in giro. Questo è il motivo per cui uso la parola "elfo" per descriverli, in quanto potrebbero apparirti come una fata che si libra sopra la tua spalla o forse un gremlin o un alieno - un piccolo personaggio antropomorfo che può sussurrarti all'orecchio o volare davanti a te per attirare l'attenzione sulle cose nel tuo mondo aumentato su cui vuole che tu ti concentri.
 
È qui che diventa particolarmente pericoloso: senza regolamentazione, questi facilitatori di vita saranno dirottati da inserzionisti paganti, prendendo di mira te con maggiore abilità e precisione di qualsiasi altra cosa sui social media di oggi. E a differenza degli annunci di oggi, questi agenti intelligenti ti seguiranno in giro, guidandoti attraverso la tua giornata e facendolo con un sorriso carino o una risata ridacchiante.
 
Sei pronto a questa #virtuallife?
 
Massimiliano De Cinque #DigitalSherpa

 

venerdì 3 settembre 2021

Bonus TV

 

L’incentivo “Bonus TV” annunciato il ministro Giorgetti si rivolge a tutti i cittadini, esso infatti non prevede limiti Isee, discostandosi dai precedenti incentivi che prevedevano dei limiti tra i beneficianti.

Bisogna fare chiarezza su un aspetto: il MISE ha annunciato che lo switch-off avverrà a partire dal 1 Gennaio 2023, in 2 step, prima il passaggio dalla codifica mpg2 a mpg4, poi l’adozione dello standard DVB-T2 H265/HEVC a 10bit

Se da un lato, il bonus TV preveda un’agevolazione sulla rottamazione di tutti gli apparecchi televisivi acquistati prima del 22 dicembre 2018 (con sconti del 20%, fino a 100 euro), dall’altro lato in molti si chiedono se ne valga davvero la pena, questo incentivo produrrà una montagna di rifiuti elettronici stimato in 30 milioni di apparecchi (fonte QuiFinanza) allontanandoci dagli obiettivi fissati nel Carbon Neutral per il 2050, l’emergenza climatica non è uno scherzo.

Il problema è che i rifiuti elettronici sono in continua crescita, le stime parlano di oltre il 30% da qui al 2030 e incentivare la sostituzione di apparecchi ancora funzionanti sembra una assurdità, soprattutto quando viene motivata come azione a tutela dell’ambiente e promozione dell’economia circolare, in netto contrasto con il diritto alla riparabilità entrato in vigore da marzo in Europa che mira a limitare l’obsolescenza programmata e a ridurre l’impatto ambientale.

In questo caso si è andati oltre, non si aspetta neanche la prematura dipartita dei dispositivi, ma si incentiva a cambiarli ancora funzionanti, contro ogni logica di #sostenibilità.

Siamo ben lontani dai tempi in cui un elettrodomestico durava decine d’anni e le riparazioni erano giustificate dai costi dei dispositivi di allora, oggi viviamo nell’epoca dell’usa e getta a tutto vantaggio dei produttori. Considerato che ormai l’elettronica di consumo è per lo più asiatica, mi chiedo che interesse ha la nostra politica a incentivare le vendite piuttosto che investire denaro in un “Bonus riparazione” contribuendo a creare nuovi posti di lavoro, favorendo la ripresa economica nel nostro Paese, in particolare nei settori delle 4R (riusa, riduci, ripara, ricicla).

A proposito di riciclo, non bisogna dimenticare che seppur consenta una economia circolare, questa pratica ha anch’esso un impatto sull’ambiente, meglio promuovere uno stile di vita che riduca la produzione di rifiuti, scegliendo il riuso come alternativa al nuovo. Il mercato dei ricondizionati è un’ottima soluzione che garantisce ottimi prodotti a costi contenuti, riduce lo sfruttamento delle risorse del Pianeta e genera lavoro sul territorio.

Il riuso è senza dubbio la forma meno inquinante delle 4R, una filosofia che ho adottato da anni nel contesto dei dispositivi informatici, inoltre consente di trasformare un problema in opportunità, basti pensare che un computer sottratto alla piazzola ecologica può essere uno strumento importante per le molte famiglie che ne sono sprovviste, in particolare per chi ha figli in età scolastica. Nel periodo Covid il 40% delle famiglie italiane con almeno due figli non è riuscita a fornire loro gli strumenti necessari per la #dad. Nello stesso periodo ho ricollocato circa 170 dispositivi, regalandoli a famiglie e associazioni del territorio. Le richieste non sono diminuite.

Torno a parlare dei televisori perché molti li cambieranno nei prossimi mesi e il suggerimento che mi sento di dare è di impiegarli come monitor per il computer, non buttateli, piuttosto contattatemi, li riutilizzerò nel sociale come continuo a fare da oltre un decennio.

Massimiliano De Cinque


domenica 14 febbraio 2021

vocazione Digital Sherpa

 


Il riuso informatico di Digital Sherpa



Massimiliano De Cinque: Digital Sherpa per vocazione.


Il danno ambientale causato dallo smaltimento indiscriminato dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche e elettroniche) è un argomento poco “sentito”, ma di grande attualità e rilevanza.

Ogni anno nel mondo se ne producono decine di milioni di tonnellate e, nonostante leggi e protocolli atti a contrastare questo fenomeno, l’inquinamento di terra, acqua e aria è fortemente in crescita.

Cosa fare quindi per aiutare il Pianeta? L’unico che abbiamo su cui vivere… almeno per ora!

L’intuizione: intercettare il materiale informatico in disuso per dare una seconda vita a questi apparecchi, ricondizionandoli e ricollocandoli in tutti i contesti a forte impatto sociale: scuole, enti, associazioni, famiglie, trasformando il problema in opportunità!


Nel 2010 da questa idea nacque l’associazione Progetto Nuova Vita, una onlus che ho presieduto fino al 2019 e con la quale ho raggiunto diversi obiettivi. L’iniziativa piacque a tal punto che da lì a poco venni premiato per l’idea in occasione del 7green Awards 2012 in Triennale.

Nel 2013 (stesso anno in cui Premio Impatto Zero ci elegge migliore associazione nazionale) venne stipulato un accordo con l’ufficio scolastico territoriale e nacque “Rigeneri@mo”, in virtù del quale ogni scuola di ordine e grado della provincia di Varese e Como che ne ha fatto richiesta ha potuto ottenere computer per le varie attività didattiche (aule informatiche, postazioni di supporto per i DSA, registro elettronico, laboratori), i risultati furono tali da ricevere l’invito a presentarlo in Expo nel Padiglione Italia.


L’uso di software open-source, unito a un protocollo mirato a ricondizionare in maniera efficace i dispositivi, permise di ricollocare 250 postazioni complete ogni anno (migliaia di apparecchiature sottratte alla discarica), non solo nelle scuole, ma anche a favore di iniziative solidali (alluvione in Liguria, terremoto in centro Italia).


Un dispositivo ricondizionato ha una aspettativa di vita di poco inferiore a un prodotto nuovo con un risparmio concreto per chiunque abbracci questa scelta, che sia una scuola, una famiglia o un’impresa, soprattutto in questo periodo in cui le risorse economiche scarseggiano. La vita di molte persone è stata messa a dura prova: didattica a distanza, smartworking, videolezioni hanno reso necessario l'uso di dispositivi informatici, che non tutti potevano permettersi.


Il Digital Sherpa è una delle nuove figure del millennio e si occupa di accompagnare il cittadino nel superare le difficoltà che incontra con le nuove tecnologie; in questa veste, durante il mio tempo libero, nel corso del 2020, ho voluto dare una mano a affrontare l’emergenza Covid; notebook, computer, tablet, telefonini e altro materiale é stato regalato a chi ne ha avuto più bisogno, grazie ai dispositivi che privati e aziende mi hanno donato. Un gesto che fa bene all’ambiente, che fa bene alle persone e che rende più coesi, perché una società che sa condividere è una società in cui si vive meglio.

Fai una scelta eco-sostenibile, come hanno fatto in tanti e in linea con quanto hai letto fin’ora. Hai materiale da dismettere? Verrà riutilizzato per iniziative solidali e se vorrai potrai essere citato nei prossimi articoli. “Nessun insegnamento vale quanto l’esempio”(cit.).

venerdì 22 gennaio 2021

REGALO DISPOSITIVI INFORMATICI!!!


Il materiale che regalo, frutto dell’attività di riuso che promuovo, si rende possibile solo grazie alle persone che scelgono di donarmi i dispositivi che non usano più.

Qualcuno mi conosce come #DigitalSherpa, altri come Massimiliano De Cinque, mentre la maggior parte delle persone si rivolge a me con un semplice e informale... “Max”, in tutti i casi chi si rivolge a me sa in che modo riutilizzo gli oggetti che mi vengono portati.


La trasparenza nel mostrare i dispositivi donati, senza timore di espormi in prima persona, sono i punti cardine su cui ho voluto incentrare le azioni finalizzate al sociale.


Nel corso degli anni, io stesso mi sono stupito dell’elevato numero di persone che non hanno la possibilità di dotarsi di dispositivi informatici per motivi economici, situazione oggi aggravata dal #Covid e di come questa pandemia abbia aggravato le disponibilità finanziarie di molte famiglie.


A pagare il prezzo più caro sono i ragazzi che devono fare didattica a distanza (#DAD) e di conseguenza le (numerose) famiglie coinvolte.


Il mio appello: “hai materiale informatico che non usi? (computer, notebook, tablet, smartphone)

Non buttarlo!!! Donalo a Digital Sherpa

LA MORTE ARRIVA DAI SOCIAL!!!

 


“A 10 anni la sfida su #TikTok finisce in tragedia” ...con questo titolo è stata data notizia della morte della piccola palermitana trovata impiccata in bagno dal padre in seguito a una macabro gioco nato nel web “black out challange”, solo per qualche like!


Questo non è un caso isolato, nel 2018 un ragazzino di Milano trovato morto dalla sua famiglia a soli 14 anni. Ogni anno nel mondo decine di casi analoghi.



In Italia non è consentito iscriversi ai social (neppure Whatsapp) se si è minori di 14 anni, tuttavia è possibile aggirare la limitazione semplicemente impostando una data fasulla, basti pensare che l’84% dei ragazzi tra i 10 e i 14 anni possiede un profilo personale.


Uno studio mirato dimostra che 9 ragazzi su 10 sono gelosi della propria privacy sui social e nascondono la loro vita “virtuale” ai genitori.

La polizia postale, in prima linea nella lotta contro i pericoli del web nei confronti dei minori, sostiene che i controlli dei genitori sono spesso inesistenti, dato preoccupante soprattutto perché questi dati riguardano in particolar modo i bambini tra i 10 e i 12 anni.


La raccomandazione per i genitori? Vigilanza discreta e costante, sempre!


Come #DigitalSherpa ho preparato dei mini corsi per aiutare genitori e scuole a affrontare queste tematiche sulla base dell’esperienza maturata nei progetti scolastici.